Lug 13

Nel nostro Paese quasi 5 milioni di poveri tra l’indifferenza della politica.

Negli ultimi dieci anni, i poveri nel nostro Paese sono aumentati a dismisura. La cosa, però, non sembra preoccupare minimente i nostri governanti e la classe politica in generale che, in questi ultimi anni (in particolare con Renzi alla guida del governo e del Pd. ndr), anziché badare al sociale si è occupata soprattutto di come salvare banche e finanzieri.

Sull’argomento vi proponiamo un articolo di Chiara Brusini, pubblicato su www.ilfattoquotidiano.it).

“Un incremento costante. E nel 2016 il picco. Dieci anni fa gli italiani in povertà assoluta, cioè quelli che non possono permettersi un paniere di beni e servizi essenziali per uno standard di vita accettabile, erano 1,66 milioni. Lo scorso anno l’Istat ne ha contati 4,74 milioni, un record storico. Rispetto all’anno precedente le persone in stato di grave indigenza sono aumentate “solo” di 150mila unità, cosa che secondo l’istituto di statistica equivale a una “sostanziale stabilità“. Ma tra 2006 e 2016 se ne contano oltre 3 milioni in più.

Non solo: lo scorso anno l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con 3 o più figli minori è salita dal 18,3% del 2015 al 26,8%. Così sono saliti dal 10,9% a 12,5%, pari a 1 milione e 292mila, i bambini poveri. Non è un caso se lo scorso anno il governo ha lanciato il Sostegno di inclusione attiva in attesa del via libera, arrivato solo il mese scorso, al nuovo sussidio anti povertà battezzato Reddito di inclusione.

Per avere un’idea della progressione basta guardare le serie storiche, che per il periodo 2005-2013 l’Istat ha “ricostruito” visto che dall’anno successivo le elaborazioni si basano non più sull’indagine sui consumi delle famiglie bensì su quella sulle spese. Anno 2006: 1,66 milioni di poveri assoluti, 6 milioni di poveri relativi, calcolati andando a vedere quanti sono i nuclei di due componenti che spendono meno della spesa media pro capite di un solo individuo. Anno 2007: i poveri assoluti salgono a 1,78 milioni, quelli relativi a 6,09. Deflagra la crisi finanziaria, che poco dopo colpirà anche l’economia reale. E nel 2008 i poveri assoluti salgono a 2,1 milioni, con un balzo di 400mila: un po’ più degli abitanti di una città come Bologna. I poveri relativi aumentano altrettanto, a 6,5 milioni. Di lì al 2012 l’incremento è lento e costante: i poveri assoluti diventano 2,3 milioni nel 2009, 2,47 milioni nel 2010, 2,65 nel 2011, 3,5 nel 2012, 4,4 nel 2013. L’incidenza della povertà assoluta sulla popolazione italiana è passata di conseguenza dal 2,9% del 2006 al 7,3% del 2013. Nel 2015 passa al 7,6%. Nel 2016 al 7,9%. La povertà relativa è calata un po’ nel 2009 (6,24 milioni), poi anche in questo caso la progressione è stata costante. Nel 2013 gli individui in condizioni di svantaggio rispetto alla media sono arrivati a 7,8 milioni. Nel 2016 hanno toccato quota 8,46 milioni. ul rischio di trovarsi in povertà continuano ad incidere pesantemente età e posizione professionale. Dal 2012, i più svantaggiati sono i più giovani. Nel 2016 era in povertà assoluta “solo” il 3,9% delle famiglie in cui la persona di riferimento ha più di 64 anni, mentre tra i nuclei con un capofamiglia under 35 la percentuale arriva al 10,4%.

Per quanto riguarda il lavoro svolto, ancora oggi per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio l’incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%), come negli anni precedenti. Rimane invece contenuta tra le famiglie in cui la persona di riferimento è dirigente, quadro e impiegato (1,5%) o pensionato (3,7%). Inoltre l’incidenza diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: 8,2% se ha al massimo la licenza elementare, 4% se è almeno diplomata. A livello geografico, il picco della povertà assoluta si registra ancora una volta nel Mezzogiorno: qui l’8,5% delle famiglie è in povertà assoluta, contro una media italiana del 6,3 per cento.

Davanti a questo scenario, qualche passo avanti sul fronte degli aiuti è stato fatto. Ma non basta ancora, secondo le associazioni e ong che lavorano in questo campo. E’ vero, infatti, che il governo Renzi ha varato un ddl contro la povertà e a giugno il consiglio dei ministri ha dato l’ok al decreto attuativo che dà forma alla prima misura universale per aiutare chi è in indigenza. Ma le risorse, 1,7 miliardi che dovrebbero salire a 2 dal 2018, restano largamente insufficienti per coprire le necessità di tutte le persone in difficoltà. Nella prima fase solo il 30% di loro, a partire dai nuclei con figli minorenni, avrà accesso alla nuova carta acquisti di valore compreso tra i 190 e i 485 euro mensili e, in potenza, a servizi sociali che dovrebbero aiutarne il reinserimento nel mondo del lavoro se disoccupati. Per aiutare tutti, ha calcolato l’Ufficio parlamentare di bilancio, di miliardi ne servono tra i 5 e i 7. Per ora la politica non li ha trovati”.

“Alitalia non partecipa al bando per la continuità territoriale perché, così dicono fonti interne, le condizioni economiche sarebbero insostenibili. Considerando che da Cagliari erano disponibili 77,8 milioni di euro da e per Roma e 47,2 mln da e per Milano viene da chiedersi se credevano di pagarsi il loro debito multimilionario creato in anni di mala gestione all’italiana con i soldi dei sardi”, lo ha dichiarato Franciscu Sedda, segretario del Partito dei Sardi. “La verità è che mentre altre compagnie partecipano tranquillamente, per Alitalia, Tirrenia e per tutte le vecchie compagnie o enti di Stato la Sardegna è sempre un luogo straniero, una mucca da mungere. Possono dunque cambiare padroni o nomi ma quando si tratta della Sardegna si comportano sempre alla stessa maniera – ha spiegato Sedda – fanno dunque ridere le lacrime di coccodrillo di certi esponenti della vecchia politica sarda che si stupiscono dell’insensibilità della ‘compagnia di bandiera’ di fronte alla Sardegna quando la storia insegna che quelle italiane sono sempre state compagnie con bandiera straniera o al più con bandiera dei pirati. Nel futuro si dovrà avere il coraggio di riflettere laicamente sul sistema degli oneri di servizio in cui i soldi dei sardi vanno a finanziare compagnie che ben poco lasciano in Sardegna. Avendo il coraggio di volare un po’ più in alto, comportandosi da Stato e usando prerogative già nostre ma mai sperimentate – ha sottolineato l’esponente del PdS – si potrebbe infatti da un lato pensare di usare la leva della fiscalità per attirare le compagnie aeree private ad operare da e per la Sardegna, e dall’altra si potrebbero utilizzare i nostri soldi per costruire, ma senza fare gli infantili errori della Giunta Cappellacci, delle nostre compagnie a partecipazione pubblica che parlino la nostra lingua, promuovano il nostro territorio, impieghino e facciano crescere le nostre competenze”.

Dopo la vicenda Solinas, quando non si hanno argomenti politici seri su cui discutere, sembra sia di moda, a Oristano, tirar fuori una causa d’incompatibilità per i neo assessori e per i consiglieri. Una pur che sia, purchè si faccia un po’ di “casino” e si finisca sui giornali. A volte ci si azzecca, e a volte, invece, si prendono delle sconcertanti cantonate. E’ quanto accaduto a Maria Obinu, consigliere comunale del Pd, che ha “sparato” (con tanto di grancasse dalla lingua umida al seguito) l’incompatibilità dell’assessore Federica Pinna per un contenzioso in atti col comune di Oristano. Invece di cospargere fumo e inondare di gazzosa la città (cosa abituale nelle scorsa legislatura per gli assessori della giunta Tendas) ed evitare figuracce, bastava semplicemente informarsi prima. “La nomina dell’assessore all’Urbanistica Federica Pinna è legittima – si legge in una nota del comune -. Ogni possibile causa di incompatibilità è stata, infatti, rimossa dallo stesso architetto Pinna, rinunciando al contenzioso col comune prima ancora della nomina assessoriale”. Peccato. A Maria Obinu è andata male anche questa volta. Dopo questa figura barbina, sarebbe ora che ci si occupasse veramente di cose serie.

Dall’inizio di luglio a Torregrande è attivo il servizio di salvamento a mare. Lo garantisce il comune di Oristano attraverso l’associazione di volontariato Cagliari Onlus. Fino al 31 agosto, tutti i giorni dalle 9 alle 19, per un totale di 62 giorni, nelle tre postazioni allestite in spiaggia (una sul lato destro della torre, una sul lato sinistro e una all’altezza del primo pontile) il servizio sarà assicurato da 6 assistenti bagnanti, due operatori per postazione, uno in torretta per l’avvistamento e uno a terra per il pronto intervento. È loro compito prestare soccorso in caso di necessità, ma anche effettuare azioni di prevenzione dagli incidenti in spiaggia e in mare, sorvegliare gli arenili e gli specchi d’acqua, segnalare ai bagnanti le condizioni meteomarine attraverso apposite bandiere colorate (rosse per condizioni sfavorevoli e pericolose per la balneazione, bianca in caso di condizioni favorevoli, blu per segnalare la presenza di meduse). Il comune e l’associazione Cagliari onlus mettono a diposizione le attrezzature necessarie al servizio: pattini, torrette di avvistamento, gazebo, sedie, cassette per il pronto soccorso, bombole di ossigeno, cannule per la rianimazione e le radio VHF per le comunicazioni urgenti. Il salvamento a mare è un servizio essenziale, che nei mesi estivi consente di salvare vite umane. Il comune di Oristano per questo motivo da anni lo garantisce con fondi del proprio bilancio, Quest’anno lo stanziamento è di 35 mila euro. Alcune strutture balneari private presenti a Torregrande offrono collaborazione per garantire un servizio ancora più efficiente e una copertura maggiore dello specchio di mare.

Questa mattina il sindaco, Andrea Lutzu, ha ricevuto a palazzo Campus Colonna il capitano Francesco Giola, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Oristano. Nel corso della visita il Capitano Giola ha rivolto gli auguri di buon lavoro al neo sindaco di Oristano. L’incontro ha consentito di affrontare alcune tematiche di interesse comune e di concordare delle iniziative di comunicazione sociale, con il coinvolgimento delle scuole e della consulta giovanile, rivolte principalmente agli studenti. Il sindaco Lutzu e il capitano Giola si sono confrontati sulle principali tematiche legate all’ordine pubblico nel territorio, all’avvio dei servizi di controllo per un’estate sicura, al fenomeno delle truffe agli anziani, agli incendi e alle azioni di protezione civile.

 

Un incendio, divampato nella tarda serata nella discarica di servizio dell’Impianto di trattamento dei rifiuti solidi urbani di Masangionis, ad Arborea, è stato domato dopo alcune di lavoro da due squadre dei Vigili del fuoco del Comando provinciale di Oristano. L’allarme è scattato alle 21.30. L’intervento dei Vigili del fuoco è durato fino alle 4 del mattino, quando è arrivata la sicurezza che erano stati spenti tutti i focolai. Secondo I primi accertamenti la causa dell’incendio potrebbe essere un fenomeno di autocombustione. Il rogo non ha comunque compromesso la funzionalità dell’impianto. Le strutture di Masangionis, gestite dal Consorzio industriale provinciale di Oristano, erano state interessate in passato da altri due incendi.

Venti ettari a macchia bassa, pascolo e stoppie, e una camionetta della compagnia barraccellare di Abbasanta incenerita dalle fiamme. Sono i primi riscontri dei danni causati da un incendio che si è sviluppato, questo pomeriggio, in località “Sas Mendulas”, a Ghilarza. Le fiamme sono state fermate, dopo due ore, a a poche centinaia di metri dall’abitato di Ghilarza, sulla strada che porta al santuario di San Serafino. La camionetta dei barracelli era parcheggiata su una stradina secondaria e non ha avuto scampo, mentre i barracelli se la sono cavata con lievi bruciature. Sul posto sono intervenute le squadre del Corpo Forestale, Forestas, Vigili del fuoco, i barracelli di Abbasanta, Norbello e Ghilarza, un elicottero dell’Esercito e due della Forestale. Le fiamme hanno raggiunto alcune aziende zootecniche, ma il bestiame era già stato portato in salvo.

 

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